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Prepotto e lo Schioppettino

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Lunedì scorso presso la sede dell’AIS di Como, si è tenuta un’altra delle numerose serate dedicate al vino, in compagnia dell’avvocato Diego Sburlino, grande conoscitore del mondo vitivinicolo, che ha presentato un particolarissimo vino e vitigno autoctono friulano, per molti anni ignorato e che è tornato da poco alla ribalta solo grazie al coraggio dei produttori (circa una ventina) e degli abitanti di Prepotto che l’hanno salvato dall’estinzione. Un’occasione indimenticabile per conoscere di persona i sei produttori presenti, e ascoltare anche dalle loro parole il racconto a lieto fine di questo antico vitigno.

Vediamo un po’ cosa racconta la storia. L’epidemia di fillossera di fine ‘800 che mise in ginocchio la viticoltura europea non risparmiò nemmeno lo Schioppettino, che venne quasi completamente distrutto. Come se non bastasse, negli anni ‘70 la Comunità Europea emanò un regolamento che vietava l’impianto di vitigni non riconosciuti dai disciplinari delle DOC; siccome lo Schioppettino non era tra i vitigni ammessi, diventò fuorilegge e venne messo al bando insieme a moltissimi altri vitigni autoctoni italiani. Fu solo grazie al coraggio del comune di Prepotto, dei suoi abitanti e dei suoi produttori che, dopo quasi 13 anni di battaglie, lo Schioppettino venne finalmente ammesso tra i vitigni riconosciuti. Nel 2008 il riconoscimento fu completato grazie all’inclusione alla DOC Friuli Colli Orientali. Lo Schioppettino, formalmente un clone della Ribolla Nera, ha origine antica, come dimostrano le prime tracce trovate in documenti del XIII secolo d.C.. Coltivato storicamente in un’area molto ristretta a cavallo tra la Valle di Cialla e Albana, nel piccolo comune di Prepotto (Udine), lo Schioppettino era pressoché sconosciuto al grande pubblico.

«Lo Schioppettino – nel racconto di Diego Sburlino - a partire dagli anni Settanta, era prodotto da pochissimi e in quantità esigua. Esisteva, ma veniva colpevolmente ignorato, anche a livello europeo, non entrò infatti tra le viti autorizzate e raccomandate alla coltivazione. Fu dichiarato addirittura “fuori legge” e furono previste sanzioni pesanti per i viticoltori che lo avessero piantato o continuato a coltivare. La sfida per una sua rinascita partì dalla famiglia Rapuzzi sulle colline di Cialla con l’aiuto prezioso dell’allora sindaco di Prepotto, Bernardo Bruno. Un aiuto arrivò anche dai distillatori Nonino attraverso l’istituzione di un premio “Risit d’Aur” (barbatella d’oro), riconoscimento ufficiale a chi, in qualunque modo, avesse contribuito alla sopravvivenza di questo vitigno, restituendogli la dignità più volte calpestata». Nel 2002 nasce l’Associazione con l’obiettivo di promuovere e garantire la qualità e l’autenticità dell’uva Schioppettino, coltivato nella zona da tempo immemore.

La degustazione ha visto sfilare quattro Schioppettino di Prepotto 2013 Friuli Colli Orientali DOC e altri due della vendemmia 2012. Lo Schioppettino – anche dalle parole di Giorgio Rinaldi, presidente AIS Como - è vino dai profumi di frutta rossa fresca con finale speziato di pepe nero; in bocca è asciutto con tannini non pronunciati e un finale piacevolmente amarognolo di mandorla. La sua spiccata speziatura l’avvertiamo anche in bocca con chiusura tra il cioccolatoso e buona balsamicità. Vino di rara schiettezza sa donarsi con tutta la sua piacevolezza aggraziata sia al naso che in bocca.

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Autore:meb

Pubblicato il: 20 Maggio 2017

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