Il Parlamento ha approvato un emendamento nel Decreto Sviluppo che consente, per accrescere l'economia ittica e dare nuovi fonti di guadagno ai pescatori, di aprirsi a una ospitalità ricettiva priva di regolamentazione e controllo. «Rischiamo un'ennesima forma di concorrenza sleale e una ulteriore confusione sulle competenze tra Stato e Regioni in materia turistica», è il commento di Bernabè Bocca , presidente di Federlaberghi. «Non siamo contrari a ogni forma di libera concorrenza - aggiunge Roberto Cassani presidente dell'Associazione Albergatori di Confcommercio Como - ma tutti devono essere sottoposti alle stesse regole. In questo modo il pescatore che ha una casa con 4 o 5 stanze può affittarle senza sottostare alle medesime norme dell'albergo a fianco, che di fatto subisce una concorrenza che va a minarlo. Si rischia di arrecare molto danno agli alberghi di piccole dimensioni, dove normalmente alloggiano i pescatori. Nelle località dove è prevista, si raccomanda almeno che venga applicata la tassa di soggiorno nella stessa misura». «Di questo passo - aggiunge Bocca - chiunque possegga una stanza e un letto, pur svolgendo un mestiere ben lontano dall'operatore turistico, potrà affittare liberamente il locale col rischio che l'Italia perda un buon pescatore e acquisti un improvvisato albergatore, al punto che la dice lunga il fatto che si intenda consentire al pescatore di svolgere attività ricettiva anche al di fuori della propria abitazione. Nulla impedisce all'imprenditore della pesca di svolgere l'attività ricettiva nel rispetto delle medesime regole applicate agli alberghi e altre strutture ricettive, non vi è nessuna necessità di inventare soluzioni speciali che inevitabilmente finirebbero per alterare le condizioni di concorrenza tra le imprese».
Commenti